Franco Politano

Franco Politano

Le opere di Franco Politano sono trattate in esclusiva dalla galleria Arionte arte contemporanea di Catania.

La Biennale di Venezia

Per maggiori informazioni:

info@francopolitano.it


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errori che l'uomo quotidianamente compie

Ospitare nel Padiglione di San Marino, alla Biennale di Venezia, nell’ambito dei progetti speciali di Friendship Project i lavori di Franco Politano è una occasione che assume una grande importanza , visto il percorso da egli sin qui intrapreso. 

Un percorso che lo ha portato ad esporre in luoghi importanti e a costruire, cosa non facile, un suo preciso alfabeto stilistico.

Personalità spigolosa quella di Politano, scevra da quei compiacimenti che sono oggi così tanto in uso tra gli artisti della nuova generazione ormai sempre più votati alla ricerca del consenso, anche se spesso effimero, piuttosto che a quello della faticata ricerca attraverso un lavoro metodico, silenzioso, a volte anche oscuro ma pieno di sentimenti e profondità di pensiero e destinato, pertanto, a durare nel tempo.

 

Oltre che un occasione, è quindi anche un dovere di chi , come me , si occupa delle cose dell’arte. È infatti un preciso dovere far conoscere e divulgare, il più ampiamente possibile, il lavoro di artisti come FrancoPolitano. 

Artisti di cui questo nostro tempo così volgarmente distratto e votato al consumismo, anche in arte, ha estremamente bisogno. Direi un bisogno quasi vitale.

 

Artista non certo facile ho detto ma proprio per questo artista da seguire, vedere, gustare, in quanto artista che ha, come pochi, il grande merito di mettere in moto il cervello di chi guarda. Cosa essenziale per un opera d’arte alla quale non si chiede, oggi più che mai, di essere bella, rassicurante ma bensì di comunicare sensazioni, di stimolare, di porre interrogativi, questo è il grande compito dell’arte contemporanea ed è il compito, invero, che si è dato Politano.

 

In questa mostra veneziana egli espone le sue carcasse di pneumatici che, sospese, evocano il “Bue Squartato di Rembrand ed a quel dipinto sono, a mio avviso, evocativamente imparentati.

Affine ai modi dell’arte povera, di cui sono evidenti alcuni riferimenti, egli se ne discosta per la profondità di pensiero insita nel suo lavoro che tralascia alcuni aspetti, compiaciuti, spesso presenti nelle opere dei grandi santificatori universalmente riconosciuti di quel movimento.

 

Egli mantiene il suo aspetto barbaro, duro, spurio da compiacimenti formali e stilistici per privilegiare quel dialogo con la materia e con i materiali che sono il suo segno stilistico.

Politano dialoga con gli elementi che il caso, e spesso l’incuria del tempo e delle genti, ha reso a prima vista inutilizzabili. Scarti, di un mondo e di una umanità ormai persa nella sua follia e che nelle mani di Politano, o meglio nella sua mente, ritornano a vivere nobilitati da un gesto che diviene arte.

 

Prolegomeni di un modo di vivere il linguaggio artistico molto personale in una visione dell’arte, quella di Politano, che viene da lontano densa come è di echi antichi, di rimandi che evocano sciamaniche cerimonie in cui chi guarda non rimane semplice spettatore ma diviene inconsciamente officiante, parte integrante di un opera fatta di sensazioni visive, tattili e olfattive.

Nel lavoro di Politano vi è un eco barbaro, a volte brutale, che ricorda la desolante poetica di Blad Runner in cui, nel caotico dilagare senza meta del protagonista, si intravede la fioca luce di una speranza. 

Le opere di Politano hanno, nella loro povertà materica, lo stesso barlume di speranza , di rinascita, di rinnovata vitalità in grado di dare a chi guarda l’eco di un mondo lontano ma inevitabilmente proteso verso un futuro. 

Un futuro che vede, a mio avviso Franco Politano tra i grandi protagonisti dell’arte del nostro tempo. 

 

Vincenzo Sanfo

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